10 cose che ti sei perso se non hai guardato “The Marvelous Mrs. Maisel” in lingua originale

10 cose che ti sei perso se non hai guardato “The Marvelous Mrs. Maisel” in lingua originale

Lo ammetto: sono una di quelle persone che quando per sbaglio càpitano davanti a una serie tv doppiata, si tappano le orecchie. Sarà forse deformazione professionale – da quasi 15 anni insegno inglese con lo sguardo volto agli Stati Uniti – ma è più forte di me. Ci sono troppe cose di cui non posso fare a meno e che vanno a braccetto con la lingua originale di una serie tv: l’intonazione, la cadenza, l’accento, il ritmo della parlata, per non parlare poi del retroterra culturale che si esprime attraverso il linguaggio.

Qualche tempo fa una delle mie studentesse, nonché mia fonte d’ispirazione per qualsiasi cosa pop americana, mi ha parlato della serie disponibile su Amazon Prime Video “The Marvelous Mrs. Maisel“. Complice però il troppo lavoro mi sono trovata a guardarla solo durante l’ultimo volo intercontinentale verso San Francisco, qualche giorno fa. Una parola: wow.

Undici ore di binge watching assoluto e privo di sensi di colpa. Che meraviglia.

Per chi non sapesse di cosa sto parlando: si tratta di una serie scritta da Amy Sherman-Palladino e consorte, che conoscerai per aver creato “Gilmore Girls”. Ambientata alla fine degli anni Cinquanta a New York, segue le vicende di Miriam “Midge” Maisel (Rachel Brosnahan), ventiseienne ragazza ebrea che vive in un grande appartamento nell’Upper West Side insieme al marito Joel, un aspirante comico che lavora controvoglia nell’azienda di famiglia, e ai due figli piccoli. La prima stagione [attenzione, SPOILER] vede Midge passare da mogliettina perfetta tutta gonne a ruota e colori pastello a dirompente (e single) stand-up comedian che calca i palchi del Greenwich Village.

“The Jewish Feminist show that we needed”, l’hanno chiamato, e sono d’accordo

Le scene più brillanti sono quelle che giocano su questo contrasto, sul suo essere in qualche modo fuori posto in entrambi gli ambienti, quello elegante e conservatore della famiglia e quello alternativo del Village. In uno dei primi episodi viene arrestata per atti osceni in luogo pubblico e mentre aspetta che qualcuno paghi la cauzione si ritrova a dare consigli alle compagne di cella su come smacchiare i vestiti sporchi di sangue.

È una serie che ti consiglio di vedere per diverse ragioni, insomma, ma il motivo principale per cui è piaciuta a me è che c’è tantissima cultura newyorkese, qui dentro. Anzi, tanta cultura ebraica newyorkese, che è diverso. E siccome sono certa che alcuni piccoli dettagli non siano passati nella versione italiana, ecco qui un breve elenco delle sorprese più belle che ci ho trovato.

10 cose che ti sei perso se non hai guardato “The Marvelous Mrs. Maisel” in lingua originale

1) È pieno di meravigliose parole yiddish che oggi fanno parte dell’inglese americano standard

Qualche esempio? Shmuck, per indicare uno stupido. Shiksa, una scemotta non ebrea con cui è giusto divertirsi, ma che non è da sposare. La lingua yiddish ha avuto un’influenza enorme sulla parlata newyorkese, grazie soprattutto alle ondate migratorie provenienti dall’Europa orientale a cavallo tra Ottocento e Novecento. Pensa che persino quello che si identifica come accento newyorkese, con quelle -r appena accennate (es. il famoso “fella” per dire “feller”, ragazzo) deriva da una pronuncia tipicamente ebraica dell’inglese americano. Non a caso NYC è la città con il più grande numero di cittadini di origine ebraica dopo Tel Aviv: sono più di due milioni.

2) Tante parole yiddish fanno parte dell’universo alimentare

Midge corrompe i gestori del Gaslight café perché diano a suo marito una fascia oraria migliore per potersi esibire sul palco. Lo fa come tutte le donne ebree newyorkesi degli anni Cinquanta: con del delizioso brisket, tradotto in italiano come “punta di petto”. È il piatto tradizionale che viene servito in occasione del Yom Kippur, la festività ebraica più importante dell’anno. Ma l’intera serie ci presenta alcuni elementi immancabili dell’universo alimentare ebraico, dai biscottini al cioccolato black and white ai cetrioli, dal pastrami alle costine di maiale. Tutto si acquista naturalmente nell’immancabile deli, vera pietra angolare della cultura gastronomica newyorkese (qui c’è persino un progetto che mira a fotografare tutti i deli di Brooklyn: amore).

Il brisket di Midge è semplicemente perfetto.

3) I personaggi si muovono nei luoghi tipici della New York ebraica

Attraverso “The Marvelous Mrs. Maisel” andiamo a visitare la sinagoga di quartiere con i posti riservati a pagamento, ci addentriamo nelle fabbriche tessili dei neo-immigrati scampati all’Olocausto, ci perdiamo nei labirintici appartamenti della borghesia dell’Upper West Side e respiriamo l’aria fumosa dei locali nel Greenwich Village dove tanti comici ebrei hanno provato i loro primi pezzi dal vivo. Non manca nemmeno il mio luogo sotterraneo preferito di New York: la subway.

4) Restituisce uno spaccato dell’epoca d’oro della stand-up comedy ebraica

A un certo punto, Midge menziona di aver visto il comico Mort Sahl presso Grossinger’s. Questo è uno dei tanti resort che punteggiavano i Catskills, una zona dei monti Appalachi dove gli ebrei affluenti andavano a prendersi una pausa dalla frenesia newyorkese (la connotazione è talmente radicata che quest’area viene ancora chiamata “Borscht Belt”).

I più grandi stand-up comedians ebrei degli anni Cinquanta diventano famosi proprio calcando questi palchi “vacanzieri”. Tra di loro c’è il citato Mort Sahl, ma ci sono anche Don Rickles e Lenny Bruce (esatto, proprio lui!). Oggi la maggior parte di questi resort è stata abbandonata per la grande gioia dei fotografi di rovine industriali.

La piscina del Grossinger’s nei Catskills

Tieni gli occhi aperti, perché i Catskills saranno importanti nella seconda stagione…

5) Lenny Bruce è esistito davvero

Il comico che in qualche modo prende Midge sotto la sua ala protettrice, Lenny Bruce, è stato davvero uno dei più influenti stand-up comedians di New York. La serie, in questo, esplora un’ipotesi intrigante: e se ci fosse stata una controparte femminile a Lenny?

Nel telefilm, Lenny Bruce si esibisce con un pezzo dedicato a ciò che è ebreo e ciò che non lo è. Si tratta di uno spettacolo che ha davvero portato sui palchi di New York (e in radio). Eccolo qui: “Jewish and Goyish” (“goyish” significa, appunto, non ebreo).

6) E a proposito di artisti ebrei… c’è anche la mitica Barbra Streisand!

Barbra Streisand è una di quelle personalità americane protette da un’aura quasi regale. Non ce n’è: è un mito. Il fatto poi che non conceda quasi mai i diritti di utilizzo delle sue canzoni, ma abbia fatto un’eccezione (anzi due) per questa serie, è una ulteriore dimostrazione della qualità del prodotto. “Ha fatto un lavoro meraviglioso nel catturare l’energia del Village” negli anni Cinquanta, ha dichiarato.

Così, nei primi due episodi possiamo sentire due sue canzoni, entrambe pubblicate in giovinezza: “Come to the Supermarket (in Old Peking)” e la più celebre “Happy Days Are Here Again”.

7) “Ma che idea! Qualcuno dovrebbe farci qualcosa”

Nell’ottavo episodio vediamo, attraverso un flashback, una scena dal matrimonio di Midge e Joel. Mentre tutti danzano in cerchio, un gruppo di uomini si sposta al centro e comincia a ballare con una bottiglia in testa. “Che idea!”, esclama Midge. “Qualcuno dovrebbe farci qualcosa”. Si tratta di una strizzatina d’occhio che non potrebbe mai sfuggire a un ebreo: la citazione proviene dal “Violinista sul tetto” (“Fiddler on the Roof”), forse il più famoso musical della tradizione ebraico-americana, che doveva ancora nascere al tempo in cui è ambientata la serie. Insomma, Midge è sempre un passo avanti.

La nonna Katie mi aveva portata a vederlo durante il mio primo viaggio a San Francisco nel 2004 e non ci avevo capito nulla allora. Ricordo però che il suo “musical group” aveva cantato all’unisono tutte le canzoni (sì, ha un gruppo composto da una decina di amici con cui va a vedere musical una volta al mese: non le si sta dietro, a questa ottantratreenne. Trovi qualche storiella su di lei anche nel mio account Instagram, nel circoletto #nonnaKatie).

8) Senso dello humor autoironico e dissacrante

Qualche anno fa mi trovavo a Tel Aviv (combinazione: quella volta intervistai un libraio che si era trasferito in Israele dopo aver vissuto una vita intera a New York) e il bus che avevo preso per andare a visitare il museo era pieno zeppo. A un certo punto un ragazzo mi si avvicina e mi chiede, “Sai cosa diciamo noi in questi casi? Oh no, di nuovo…”.

Allora ci misi un po’ a decifrare la battuta, perché non potevo credere che qualcuno potesse scherzare su una tragedia così incommensurabile come l’Olocausto. Eppure, l’umorismo ebraico sta tutto lì: nell’auto-presa in giro, nella distruzione dei piedistalli. C’è tanto anche di questo, in “The Marvelous Mrs. Maisel”, ed è una ragione in più per amare la serie.

9) Nel cast c’è anche Jane Lynch, c’mon people

Devo aggiungere altro? La amo follemente dai tempi di The L Word, e vederla anche qui mi ha fatto avere gli occhi a cuoricino per dieci minuti buoni. E poi interpreta una parte molto divertente.

10) È un omaggio alle donne della stand-up comedy americana…

…una tradizione che unisce Joan Rivers, forse l’esempio più lampante (sì, sai che una volta faceva altro che non fosse “Fashion Police”?) alle donne della stand-up comedy di oggi come Sarah Silverman e Tig Notaro. Tra l’altro, proprio ieri Ellen DeGeneres ha annunciato che tornerà a esibirsi in tour nei teatri americani. Io l’ho conosciuta così nei primi anni Duemila, molto prima che decidesse di lanciare il suo talk show in tv e non vedo l’ora di ritrovarla in questi panni. Che ci si stia avvicinando a una nuova epoca d’oro della stand-up comedy al femminile?

Spero che questo breve (“breve”, ha!) viaggio nella cultura americana ti abbia convinto a dare una chance a questa serie. La seconda stagione è visibile da oggi su Amazon Prime Video. Fammi sapere che ne pensi nei commenti!

[devo davvero specificare che tutte le immagini sono di proprietà di Amazon?]

 

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