Sense8: un murale per celebrare i suoi valori a San Francisco

Sense8: un murale per celebrare i suoi valori a San Francisco

Forse soltanto i muri ormai non sanno che che ho amato la serie tv Sense8. In questi tempi incerti è stata un faro di luce che credo abbia detto a tutti noi “hey, guardate che se vogliamo possiamo davvero trasformare il mondo in un posto pieno di compassione, amore ed empatia”. E se c’è un personaggio che ho adorato, è quello di Grace Caplan. I fan in tutto il mondo hanno definito la madre di Amanita come “il genitore che tutti vorremmo” ed è facile capire perché: è una figlia dei fiori dai capelli argentei, aperta di mente, curiosa e piena d’amore, what’s not to love?

Ho fatto quattro chiacchiere al telefono con l’attrice Maximilienne Ewalt che ne veste i panni. Dopo l’uscita dell’episodio finale il mese scorso, Maximilienne ha deciso di organizzare una raccolta fondi su Kickstarter per dedicare un murale a tema Sense8 a San Francisco, città in cui vive da trent’anni e che ha un ruolo non secondario nella serie tv.

Maximilienne Ewalt nei panni di Grace Caplan in Sense8 (Netflix)

Una chiacchierata con Maximilienne Ewalt

San Francisco e Sense8: una storia d’amore

Elena: Mi sono innamorata di Sense8 anche per il modo in cui ritrae San Francisco (ho scritto un post a tema sui luoghi a San Francisco da visitare a tema Sense8): quali aspetti della città hai ritrovato nella serie?

Maximilienne: Sense8 avrebbe potuto essere girata solo a San Francisco, perché è una città così multiculturale. Esci di casa e vedi persone che provengono da ogni parte del mondo, senti parlare mille lingue… a volte mi capita di essere l’unica bianca a bordo dei bus! Ovviamente poi qui è nata una delle più ampie comunità LGBT, e poi San Francisco è sempre stata la città di chi si sentiva fuori posto: migliaia di ragazzi hanno raccolto le proprie cose e si sono diretti a ovest, trovando qui la loro casa. È una città che ti accetta per quello che sei. È un’oasi progressista, inclusiva, dove la natura non è mai troppo lontana. Credo che anche un personaggio come Nomi, transessuale e “hacktivist”, poteva solo nascere dall’ambiente tecnologico di San Francisco.

Amanita e Nomi al Pride di San Francisco, nel Dolores Park (Netflix)

E: Hai un posto o un quartiere preferito in città?

M: Sono un’ambientalista, quindi di San Francisco amo gli spazi naturali. Adoro la spiaggia anche se non ci vado tanto quanto vorrei. Amo il Golden Gate Park e tutti gli altri piccoli parchi che abbiamo la fortuna di avere qui. Il mio quartiere poi è molto defilato, e ho tutto quello che mi serve nel giro di qualche metro: lo studio di yoga, i café, i ristoranti. Ogni quartiere di San Francisco però ha qualcosa di speciale: la cultura latina della Mission, l’attivismo di Castro, la sorpresa ad ogni angolo di Chinatown. È davvero una città magica.

E: In un’intervista ho letto che recitare la parte di Grace è stato come essere te stessa: che cosa hai ritrovato di lei in te?

M: In effetti abbiamo molto in comune: anche per me l’attivismo politico, per esempio, è molto importante. Karin Winslow, la moglie di Lana Wachowski, mi ha detto una volta “tu sei proprio perfetta per questo ruolo!” e io ho pensato “wow, davvero!”. Mi è parso proprio di recitare la parte di me stessa, eccetto il fatto che io non sono poliamorosa e che Grace ha molta più energia di me. Lei sfama i senzatetto a Natale, cucina il cenone per la famiglia e gli amici, e poi porta tutti a sentire il Gay Men’s Chorus nel municipio. Ecco, io non avrei le energie per fare tutto questo!

Amanita e Nomi presso Billy Goat Hill a San Francisco (Netflix)

Un murale a San Francisco dedicato a Sense8

E: Parlaci un po’ del murale dedicato a Sense8. Come ti è venuta questa idea?

M: In realtà l’idea è venuta ai fan, io l’ho trovata un omaggio meraviglioso ai valori della serie e ho messo insieme le persone che servivano per trasformarlo in realtà. Adesso mi sto occupando della campagna di raccolta fondi: è un viaggio inaspettato, stancante ma anche meraviglioso! Stiamo ricevendo supporto da ogni angolo del pianeta. Il murale servirà per ricordare il messaggio di connessione e compassione che sta dietro Sense8, e ci sono progetti per crearne altri nei luoghi attorno al mondo in cui la serie è stata girata.

E: Deirdre Weinberg è l’artista che lavorerà al murale. Avete discusso insieme del progetto?

M: Deirdre fa parte del direttivo del Women’s Building ed è una muralista molto attiva a San Francisco. In realtà il disegno è tutto merito suo: ha visto la serie, se ne è innamorata e poco tempo dopo mi ha proposto questo disegno. Trovo che sia bellissimo: è un trompe-l’oeil che ti costringe a fermarti e osservarlo. In primo piano c’è un viso parzialmente illuminato che rappresenta tutte quelle persone che, grazie al messaggio di Sense8, sono riuscite a “uscire dall’ombra” e sentirsi viste e accettate e amate. Nell’occhio c’è una sfera che contiene Shiva, protettore dell’universo, incarnato dalle otto paia di braccia dei nostri “sensate”: Nomi da San Francisco, Capheus da Nairobi, Kala da Mumbai, Sun da Seoul, Will da Chicago, Lito da Città del Messico, Riley da Reykjavik e Wolfgang da Berlino.

Il murale sarà ospitato sulla parete di uno studio di registrazione che – combinazione – è stato lo studio della band 4NonBlondes a San Francisco. [le coincidenze non finiscono qui: lo studio è a pochi isolati dalle case galleggianti di Mission Bay dove abita Bug!, n.d.E.]

E: Qual è il modo migliore per supportare il progetto?

M: Tra pochi giorni si concluderà la raccolta fondi, e se non raggiungiamo l’obiettivo dei 15.000 dollari, il murale non si farà. Al momento ci mancano ancora circa 3.000 dollari e c’è tempo fino a martedì 17 luglio.

Per aiutarci è sufficiente andare sulla pagina Kickstarter del progetto I Am Also A We: lì ci sono tutte le informazioni sui premi che si ricevono a seconda dell’ammontare della donazione (da 5$ a 1000$). Ci sono anche tanti enti che hanno deciso di aiutarci donando al progetto i ricavi provenienti dalla vendita di spille, poster o di magliette e felpe a tema Sense8. Ce ne è per tutti i gusti, insomma, e anche il contributo più piccolo può aiutarci a raggiungere l’obiettivo!

Per seguire gli aggiornamenti potete consultare la pagina facebook e l’account instagram.

E: Un’ultima domanda, dove potremo vederti prossimamente? Qualche progetto futuro di cui ci puoi parlare?

M: Ho appena finito di girare le mie scene in “The Last Black Man in San Francisco”, film scritto e diretto da Joe Talbot sulla tensione abitativa di San Francisco. Pensa che ha partecipato al casting anche la madre di Nomi, Sandra Fish! Insomma, la magia di Sense8 continua anche nel mondo reale…

Non ci resta che salutare Maximilienne, sperando di vederla presto sugli schermi… o a San Francisco, chissà! La magia di Sense8 fa questo e altro…

Io ho già fatto la mia donazione, e voi? Non lasciatevi sfuggire l’occasione di contribuire a qualcosa di davvero bello a San Francisco! 

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